domenica 27 gennaio 2008

Inutilmente tiepido

Adesso togliti i vestiti, disse la voce dietro la pistola.
lui quasi in trance lentamente le diede ascolto.
sgomento, ricordava la prima cena a lume di candela, i primi timidi approcci, la sottile intesa che maturava.
il benessere e la luce, che solamente quei due occhi sapevano dargli.
si accorse di avere freddo. e un brivido lo percosse, umiliando il suo grottesco corpo, nudo davanti agli stessi occhi, stavolta beffardi e cinici.
quando anche l'ultimo indumento, lo lascio', si senti' come un verme che si contorce, affiorato da una zolla di terra violentata da un aratro, e terrorizzato dalla crudelta' e dalla grandezza del mondo che gli si parava davanti.
la vide esitare, ma oramai gia morto dentro, non ne approfitto', se non per ferirsi ancora.
notando come per lei nulla significasse fargli quello, ma quanto avesse solamente paura per la giustizia. non quella che ci tiene vivi di fronte alle difficolta', ma quella umana, che ci punisce come monito, per addomesticare platealmente, il nostro essere belva.
e cosi', per lei, era solo un grosso corpo del quale sbarazzarsi. non un ricordo, non una lacrima, non una nota di dolcezza, nel sordo sbuffo di fumo che segui' il piombo.
cosi', in ginocchio, e privo di ogni maschera, se ne andava, pensando amaramente, a quanto l'amore che ancora provava in cuor suo, fino all'istante che il grilletto' scatto', non l'avesse difeso dal vacuo sorriso della sua aguzzina,
e dal gelido cemento, che ne accolse il sangue ancora, inutilmente tiepido.

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