Varcai la soglia della cucina grattandomi il culo.
non sapevo di preciso che ore fossero, ma le luci dell'alba ancora sopivano, quando guardandomi attorno cercai qualcosa da desiderare, per porre
il continuo apparente freno ad inutili desideri, ben lontani da un morso di qualcosa o un sorso di caffe'.
invece e' proprio quello di cui mi accontentai,
dato che l'amore non lo trovi in frigo, e il calore non di certo in dispensa.
la caffettiera fredda e incrostata, e il suo viscido e amarognolo caffe', mi regalarono una smorfia di disgusto.
tornai a letto, e mi accesi una sigaretta.
fuori, il cinguettare degli uccellini, acuiva la mia distanza dal mondo, scandito da ritmi precisi, e pasti preconfezionati.
squilla il telefono.
non rispondo, tanto non mi cambiera' la vita, al massimo si sforzeranno di farmi cambiare il piano tariffario. poco conta, la mia agenda piange.
non avesti la forza di starmi vicino, e di ridarmi la vita con una carezza, te ne andasti, credendomi carnefice, e rinchiudendomi in un cassetto fra qualche fotografia.
debole e ingiusta, affondasti nel fallimento, per mano di vigliacchi, che premiasti regalandogli la tua tenacia, senza mai guardare indietro, a chi ti avrebbe regalato la sua.
impigliata, e colpevole, nelle sue bugie, mi lasciasti li dove non mi avresti piu potuto raggiungere, o semplicemente dove io non ti avrei piu vista.
o voluta vedere, tenace, determinata, e sconcertantemente cosciente, di abbracciare la merda, e affondarci dentro felice.
chi mi e' troppo distante, per accarezzarmi il viso, mi crede felice, crede la vita debba sorridermi. non e' detto non sia cosi'.
forse sono solo io, che, frustrato, non le ricambio il sorriso...
spengo la sigaretta, e cerco di non pensarci piu di tanto.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento