su di una spiaggia fra miriadi di sassi tondi e affusolati, una roccia scalfita e spigolosa, si riposo' da un tumulto di correnti, che li la porto'.
d'un tratto tutte interruppero l'armonioso tondeggiante superficiale scivolarsi addosso, per fissarla.
cosi' diversa cosi' spiacevole alla vista e al contatto.
lei non vi bado', infranta e affranta com'era.
ogni graffio, ogni spaccatura, era un ricordo di un forte impatto, ogni bruttura, una ferita.
nessuno l'avrebbe limata, i loro sguardi si limitavano a notare la sua diversita'.
poco distante, ubriaco, a faccia in giu un uomo inventava questa stronzata, l'ultima birra ancora in mano, il cuore perso in un paese distante. intorno a lui, pietre affusolate, insensibili alle correnti, scivolavano lontano da lui.
il punto ? nessuno, filava meglio quando ero ubriaco
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