ero felice.
indossavo una camicia arancione a maniche corte.
il cielo era grigio ma non importava, ero sotto l'effetto dell'amore e dell'erba.
la giornata di scuola era finita, si rideva anche se il sole non voleva.
voci e facce conosciute.
"oggi mi rompevo il cazzo, e poi italiano sicuro m'inculava, cosi' siamo stati tutta 'a matina sul lungomare"
avvolta nel suo scialle viola, e col libro goffamente, a riparare lanosi capelli dalla pioggerellina, usci' di scuola,
viso da bimba sognante, crucciata e assorta nei suoi mondi,
stupenda.
venne verso me.
i miei occhi, come sempre, le strapparono un sorriso.
i suoi come sempre, la mia anima.
"Tutto bene ?"
annui' tenera.
poi cosa cazzo fai, quando hai quell'eta', in quel posto, e sei impossibilmente innamorato di quella persona ?
neanche lo ricordo, ci credete ?
comunque fini' male.
peggio, non comincio' mai.
e sempre piu' spesso, mi accorgo, che il mio cuore si perse proprio in quel dannato, e agli occhi di molti, dozzinale, limbo.
comunque...
oramai pioveva, ma neanche importava, ascoltavo paterno, quella vita troppo pesante per quel viso cosi' dolce.
fui brezza su di un mondo troppo fragile da poter sfiorare.
e seppi da subito, che null'altro al mondo, sarebbe potuto essere vero, quanto quel mio sentimento.
neanche mano nella mano, lasciammo la folla, diretti alla fermata del bus.
quasi soli, aspettiamo il sistematico ritardo ritardo dell'autobus.
arriva, e ci mettiamo a sedere, ancora assorti.
il controllore.
lei tranquilla. io le cinquanta dell'abbonamento mel'ero belle che fumate, e poi quel controllore aveva una faccia di merda,
oltre che l'aver aspettato il bus sotto la pioggia.
dico, per sei anni, sono andato avanti fra impietose scuse, e carismatiche giustificazioni: mai un cazzo di biglietto, e poi, cristo, era 1 chilometro al massimo.
"O scendi, o ti faccio la multa"
alzo le spalle, si aprono le porte, e mi becco l'acqua, a 200 metri da casa.
riparte, e mentre evito le pozzanghere, cerco lei dai finestrini, solo per sorriderle, ma non e' al suo posto.
il bus si ferma, dalle porte,avvolta nel suo scialle, salta in una pozzanghera, e schizzandomi mi sorride.
sulle nostre teste non pioveva, e non mi importava altro.
ed e' cosi' che voglio ricordarti.
venerdì 1 febbraio 2008
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1 commento:
Una giornata come tante...ma tu l'hai vissuta con una diversa intensità, bellissimo pezzo m'ha fatto sognare...
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